Partecipare al Digital Ergo Sum 2026 presso la Casa delle Tecnologie Emergenti di Roma mi ha permesso di fermarmi a riflettere su un punto cruciale: in un mercato invaso da automazioni, cosa resta davvero insostituibile? La risposta che ho portato sul palco non riguarda la velocità, ma la sostanza dietro ai numeri e la forza delle relazioni umane.
La firma come bene rifugio
Oggi ci sentiamo spesso “inquilini in affitto” di piattaforme governate da algoritmi che non ci appartengono. In questo scenario, la nostra firma deve tornare a essere un bene rifugio. Ma per farlo, dobbiamo cambiare prospettiva su ciò che produciamo.
Produrre un contenuto digitale non dovrebbe essere un esercizio di stile per compiacere un motore di ricerca, ma un gesto simile a fare un regalo a una persona a cui volete bene. In un dono, ciò che conta è l’intenzione, il tempo e l’investimento emotivo che abbiamo sacrificato per renderlo unico. Se un contenuto non mostra alcuno sforzo o “fatica” intellettuale, perché dovrebbe avere valore per chi lo legge?
Essere “Certificatori di Senso”
Questa idea del “contenuto come dono” si sposa con il concetto di Certificatore di Senso, una definizione che affonda le radici nella semiotica di Greimas e della Scuola di Parigi (1960-1990). Secondo questa visione, il senso non è un dato che esiste a prescindere, ma qualcosa che viene costruito e validato attraverso il racconto.
Mentre l’intelligenza artificiale può gestire con precisione chirurgica il “chi”, il “cosa” e il “quando”, essa rimane muta davanti al perché. Certificare il senso significa assumersi la responsabilità di aggiungere contesto, morale e storia a quel materiale grezzo che l’algoritmo distribuisce istantaneamente.
Oltre il feed: la tecnologia come tutor
Il futuro che abbiamo immaginato al festival non vede la tecnologia come un nemico, ma come un “potenziatore della creatività” e uno strumento di inclusione. Abbiamo parlato di come l’IA possa diventare un “tutor socratico” o un supporto fondamentale per l’autodeterminazione, aiutando a rompere le bolle percettive in cui siamo immersi.
Tuttavia, la vera rotta verso la libertà inizia quando decidiamo di uscire dal feed per tornare al confronto reale. Il giornalismo, in fondo, rimane un patto tra due persone: una che interroga il mondo con coraggio e l’altra che desidera comprenderlo profondamente.
Ascolta il racconto integrale
Nel nuovo episodio del mio podcast, ho deciso di condividere con voi la registrazione integrale del mio intervento alla CTE di Roma. Non troverete solo teoria: vi racconterò di un rumore che si spegne e di come un pezzo di storia della Capitale possa insegnarci a cercare il senso profondo oltre il dato freddo.
Per chi volesse approfondire ulteriormente, in descrizione al podcast e qui sotto trovate anche l’intervista esclusiva rilasciata a StraniFatti.it, che ringrazio insieme a Mariella Trapani per aver saputo leggere “l’umano oltre il pixel”.
Costruiamo insieme l’informazione di domani, un perché alla volta.
Francesco Ravenda
